Nella nostra società tra disoccupazione, vuoti relazionali e consumismo il gioco d’azzardo trova terreno fertile per la sua diffusione. Grazie alla sua enorme accessibilità, ormai è possibile giocare praticamente ovunque, sempre più persone sognano di poter cambiare per sempre la propria vita magari con un gratta e vinci o una scommessa on line. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha definito una vera e propria malattia sociale e tra le dipendenze di nuova generazione è quella dalle conseguenze più devastanti.

L’ American Psychological Association ha deciso di inserire nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) insieme ai disturbi da uso di sostanze, anche il gioco d’azzardo, precedentemente classificato come un disturbo nel controllo degli impulsi. Infatti, a seguito di recenti studi, si è evidenziato che il cervello delle persone dipendenti dal gioco d’azzardo cambia in modo simile a quello dei tossicodipendenti. Tuttavia le ricerche in questo ambito sono ancora in progress.

Ma chi è il giocatore d’azzardo patologico? I giocatori patologici sono persone che nel tempo hanno sviluppato una vera e propria dipendenza con sintomi fisici, psichici e sociali. La dipendenza dal gioco può generare stress, depressione, ansia, e molte altre conseguenze importanti, come debiti, problemi legali, relazionali e suicidio. La differenza tra un giocatore patologico e non, sta nel fatto che questi ha un bisogno incontrollabile di giocare e la sua vita è costellata da una serie di problemi che conseguono alla sua attività. Per il giocatore patologico tutto gira intorno al gioco. Il resto non conta più. Al contrario, il giocatore non patologico si diverte e si rilassa mantenendo il senso di realtà e quello dei propri limiti.

Come tutte le dipendenze c’è una grande euforia prima di giocare e una forte gratificazione e perdita di controllo durante il gioco così come in alcuni ambiti della propria vita. Sono infatti molto comuni tra i giocatori patologici attività illegali, l’ abuso di sostanze o la violenza domestica per via delle incomprensioni che si creano a seguito di questo problema. Tutto ciò getta il giocatore in una condizione di forte isolamento sociale e di crescente frustrazione che alimenta a sua volta il suo bisogno di giocare.

Al di là di alcuni fattori predisponenti, può essere molto semplice arrivare ad una condizione patologica. Di solito si inizia a giocare in modo ricreativo, e spesso è proprio una vincita a far scattare nel giocatore quel senso di invincibilità e onnipotenza che lo accompagnerà nella sua dipendenza. A questa fase segue quella della perdita, in cui il giocatore si accanisce al gioco nel tentativo di recuperare (e lui ci crede fermamente) ciò che ha perso. E’ proprio da qui che nascono i primi debiti, i litigi in famiglia e l’aumento dell’ossessione per il gioco. 

Nell’ambito del gioco d’azzardo patologico esistono molte credenze e miti. Lo stesso giocatore patologico è ingabbiato nella sua convinzione di poter ” controllare” ciò che in realtà è incontrollabile ovvero il caso. E’ intrappolato in credenze irrazionali inerenti la fortuna o che lo portano ad escludere la possibilità di diventare dipendente (“non gioco tutti i giorni“, “gioco solo qualche centinaio di euro“).
Vediamo quali sono alcuni dei miti più comuni:

Mito: “Chi ha un problema di dipendenza dal gioco d’azzardo gioca ogni giorno

Realtà: non è la frequenza del gioco d’azzardo che determina la dipendenza; alcuni giocatori d’azzardo patologici possono sedersi al tavolo di gioco anche una una volta sola al mese. Ad indicare una dipendenza sono piuttosto le conseguenze emotive, finanziarie e relazionali.

Mito: “Il gioco d’azzardo diventa un problema solo quando una persona arriva a spendere tutto

Realtà: la quantità di denaro che un giocatore vince o perde non determina la dipendenza. Di solito i giocatori vanno incontro a molti debiti e le conseguenze finanziarie cominciano ad avere un certo peso sulla loro vita. Altri invece possono vincere alla grande, e poi perdere tutto in una sola volta.

Mito: “Non si può diventare dipendenti dal gioco d’azzardo.”

Realtà: quel senso di euforia che spinge il giocatore a non fermarsi comporta gli stessi cambiamenti nella chimica del cervello degli alcolisti e dei tossicodipendenti. Cioè, è necessario giocare sempre di più per produrre la stessa euforia, creando così il desiderio che accompagna i sintomi di astinenza quando non si può giocare. Giocare di più comporta ovviamente maggiore dispendio di denaro col rischio, anche, di commettere azioni illegali per procurarsi i fondi per continuare a giocare.

Mito: “Il gioco d’azzardo patologico è solo un problema economico.”

Realtà: il problema è l’ossessione. Il gioco d’azzardo patologico è un problema psicologico con conseguenze finanziarie e a volte legali. Anche se c’è qualcuno che paga i debiti del giocatore d’azzardo lui rimarrà comunque una persona con un impulso incontrollato.

Mito: “Solo le persone irresponsabili finiscono col diventare dipendenti dal gioco d’azzardo.”

Realtà: nell’ immaginario comune è molto diffusa l’ idea che chi  ha una dipendenza sia una persona buona a nulla. Ma in realtà chiunque può diventare dipendente dal gioco d’azzardo. Una volta che la compulsione a giocare prende il sopravvento, sono tante le persone che commettono azioni irresponsabili o illecite al fine di sostenere la loro ossessione.

Mito: “Finché il giocatore può permetterselo, il gioco d’azzardo non è da considerarsi un problema.”

Realtà: il gioco d’azzardo interferisce con tutti gli aspetti della vita della persona, non solo con quello finanziario. Solo perché la persona ha ancora soldi da buttare non vuol dire che la sua attività non è causa di problemi relazionali, lavorativi o di autostima. Il problema principale è la compulsione a giocare d’ azzardo e non le conseguenze finanziarie!

Mito: “Per aiutare una persona ad uscire dalla sua dipendenza dal gioco bisogna pagare i suoi debiti

Realtà: assolutamente no! Questo non fa altro che spingerlo a continuare. Logicamente il  giocatore dovrà gestire il rientro dai debiti e altri problemi legali ma il compito più importante è quello di porre fine all’ ossessione che lo porta a scommettere e quindi alla sua dipendenza.

Dott.ssa Caterina Di Palma