Dal mondo scientifico arrivano sempre più conferme sulla capacità della meditazione di produrre effetti mentali e fisiologici benefici come alleviare il dolore, l’ ansia, lo stress e persino l’ ipertensione arteriosa. Inoltre, pur avendo alla base effetti simili, ciascun tipo di attività meditativa è in grado di apportare specifiche modifiche anatomiche nel nostro cervello. Vediamone qualcuna:

Compassione 

Chi pratica questo tipo di meditazione si concentra sull’ amore e sulla compassione verso gli altri, allontanando dalla propria mente dubbi e preoccupazioni di sempre. L’ imaging cerebrale nei praticanti ha mostrato un aumento di attività nella parte frontale del cervello adibita alle emozioni positive e di autocontrollo

Mindfulness

Un altro tipo di meditazione è la mindfulness che consiste nella consapevolezza che emerge dal prestare attenzione all’esperienza del momento presente. Nella mindfulness, l’attenzione può essere spostata sul battito cardiaco, sul respiro, sui pensieri o su un oggetto. Anche in questo caso, gli studiosi hanno rilevato, dopo un certo periodo di pratica, cambiamenti cerebrali significativi come l’aumento del numero di neuroni.

Trascendentale 

Un terzo tipo di meditazione, detta trascendentale, si basa sulla ripetizione per alcuni minuti, due volte al giorno, di uno specifico suono detto “mantra”, che permetterebbe alla mente il raggiungimento di uno stato naturale di consapevolezza “senza oggetto” o “senza pensieri” chiamato “trascendenza”. Questo tipo di meditazione, attiva le regioni cerebrali associate all’ attenzione e sincronizza l’attività delle varie aree del cervello. 

In uno studio del prof. Eileen Luders (Laboratorio di Neuroimaging UCLA) è emerso che fare meditazione da diversi anni, ha effetto sulla quantità di “gyrification” (ripiegamenti della corteccia cerebrale che consentono al nostro cervello di elaborare le informazioni più velocemente) che risulta maggiore rispetto ai non praticanti. Inoltre, è stata trovata una correlazione diretta tra la quantità di gyrification e il numero di anni di meditazione, fornendo così un’ulteriore prova della neuroplasticità cerebrale.

Ed ancora, un team di ricercatori guidati dal prof. Judson Brewer, hanno svolto uno studio su un’area cerebrale indicata come DMN, che sta per Default Mode Network, dove vengono generati in automatico ricordi, immagini, paure e pensieri negativi del passato ma anche riferiti al futuro. Hanno evidenziato che se la meditazione è esercitata con regolarità riduce l’attività del DMN, portando di conseguenza ad una diminuzione di questi pensieri negativi.

Insomma, meditare fa bene. Ma sono necessari anni per poter ottenere tutti questi effetti benefici? Assolutamente no. Recenti studi hanno confermato che si possono avere cambiamenti significativi nel cervello già dopo solo otto settimane di meditazione regolare. Allora, che aspettiamo ad iniziare?

Dott.ssa Caterina Di Palma                     
psicologa – psicoterapeuta 
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